Vacanze gay: Tel Aviv si candida e scoppia la polemica

Vacanze gay Tel Aviv polemica
Vacanze gay Tel Aviv polemica

Vacanze gay? Tel Aviv si candida come la meta ideale e subito scoppia la polemica. Perchè è vero che esiste il Tel Aviv Gay and Lesbian Film Festival, è vero che la città pullula di locali gay e che la sfilata gay ha concluso la Tel Aviv Fashion Week alla presenza di drag queen, trans, attori, stilisti e anche la moglie del vice premier di Israele, Silvan Shalom. Ma è anche vero che a qualcuno non è andato giù l’ultimo manifesto pubblicitario dell’Ente del Turismo israeliano, dove campeggiano due ragazzi a torso nudo e lo slogan ‘Sei gay? Vieni in vacanza a Israele’.
E se questo qualcuno è addirittura il New York Times le cose si complicano: Sarah Schulman, dalle colonne del prestigioso giornale, si è schierata contro la campagna di Israele, definendola un’operazione di marketing. Israele non rientra nell’elenco dei Paesi dove è possibile sposarsi per due gay e la giornalista denuncia il fatto che questi manifesti siano solo uno specchietto per le allodole con cui Israele punta a dare un’immagine del Paese che non corrisponde a quella reale.

L’idea portata avanti dalla Schulman è che Israele cerchi, mostrandosi aperta al turismo gay, di smacchiarsi da un passato dove gli omosessuali non sono stati sempre i benvenuti: infatti la Anti Defamation League, associazione ebraica molto attiva negli Usa, ha dato molto sostegno all’iniziativa pubblicitaria, privilegiando l’immagine di un Paese tollerante e per nulla bigotto. Tutto, nell’ottica della Schulman, dimenticando la violazione dei diritti dei Palestinesi.
Il turismo gay è in crescita, anche in Italia i numeri sono in costante aumento: ma è anche vero che c’è ancora molta strada da fare. Di iniziative gay friendly ormai si inizia a parlare spesso e ovunque: ha aperto a Manhattan il primo hotel gay, riservato esclusivamente a viaggiatori omosessuali, mentre ha aperto a San Francisco il primo museo dedicato ai gay, con una sezione dedicata a Harvey Milk, recentemente ricordato anche nell’omonimo film.