Mongolia Interna: un viaggio affascinante tra praterie e tradizioni

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    Eccoci alla scoperta della Mongolia Interna: un viaggio nella Cina settentrionale, a nord della Grande Muraglia, alla scoperta di un territorio dominato da steppe, praterie e deserto, in cui il tempo sembra essersi fermato all’epoca di Gengis Khan. Gli abitanti della Mongolia Interna sono infatti una minoranza etnica che abita la regione autonoma, e per tradizioni e cultura sono più vicini alla popolazione della Repubblica della Mongolia; per questo si dichiarano i discendenti di Gengis Khan, e già questo crea intorno a loro un alone di magia e mistero. In più questa popolazione ha conservato molte antiche tradizioni assai diverse da quelle cinesi: per esempio, tra i mongoli (che sono circa 600.000 nella regione), saper cavalcare, lottare e tirare con l’arco sono considerate abilità di prestigio che vengono mostrate ai turisti durante la loro permanenza di giorno o la sera intorno ai falò.

    Nonostante la regione sia così remota infatti, è molto singolare osservare come anche qui i mongoli abbiano creato una fiorente industria turistica, che oltre alla pastorizia è la loro principale attività: tutta la produzione cinese di latte e latticini infatti si concentra nella Mongolia Interna! Ma tornando al turismo, gli abitanti della regione hanno ricreato la vita dei loro antenati nomadi, ed attendono i turisti in abiti tradizionali, offrendo loro come benvenuto la particolare grappa locale: durante la permanenza, oltre ad assistere agli spettacoli di lotta e danza, si può dormire nelle tende tradizionali chiamate yurta, andare a cavallo con le guide locali alla scoperta delle austere e quasi inalterate steppe della regione, e durante l’escursione visitare villaggi nomadi ed ammirare altari misteriosi della tradizione sciamanica. Ovviamente si assaggia anche il cibo locale, che è molto diverso da quello cinese specialmente per l’abbondante utilizzo di latte nelle ricette; per esempio di possono provare il tipico the con il latte, il formaggio e i dolci locali, e le specialità di carne ovina come la marmitta mongola, che secondo la leggenda fu inventata proprio da Gengis Khan: il suo nome indica la sua preparazione, dato che in una grande marmitta di rame con una canna fumaria al centro vengono fatte bollire fette di carne ovina con verdure e funghi.

    Nonostante in tutto ciò si percepisca la ricostruzione artificiale delle tradizioni, entrare in contatto con una cultura millenaria così diversa dalla nostra, ammirare i panorami selvaggi che questa terra offre e dormire in una yurta letteralmente in mezzo al nulla sono emozioni forti e uniche che permettono di aprire la mente ad altre tradizioni e ad altri scenari, culturali e paesaggistici. Per quanto riguarda le attrattive locali, le già menzionate steppe e praterie sono una bellezza naturalistica fenomenale: chilometri e chilometri di prati intervallati soltanto da piccoli villaggi o da qualche yurta solitaria. Nella Mongolia Interna si trova poi il deserto del Kubuqi, il settimo della Cina per grandezza, con la Gola delle Sabbie Risonanti, chiamata così per il rumore emesso dalla sabbia quando viene calpestata. Durante un tour del nord della Cina, oltre a questa mistica regione è imprescindibile una visita alla suggestiva spiaggia rossa di Panjin, che tra aprile e maggio si trasforma in una distese dalle sfumature fiammanti grazie alle alghe che vi crescono.

    Per arrivare nella regione della Mongolia interna, probabilmente atterrerete con un volo interno a Hohhot (Città Azzurra), il capoluogo: approfittatene per visitare la città, un centro universitario ed industriale che conserva affascinanti templi, monasteri e pagode. Tra questi ricordiamo il Grande Tempio (Dazhao), che un tempo era il tempio lamaista più grande della città, il Monastero Wutasi, famoso per la sua meravigliosa pagoda, e la Pagoda Wanhu Huayanjing, un eccezionale edificio ricco di statue. Un altro tempio lamaista imperdibile della Mongolia Interna è il Monastero di Wudangzhao, che si trova nella città di Baotou: questo misterioso ed affascinante complesso templare fu costruito nel 1749 per ospitare 1.200 monaci buddhisti tibetani, e tutt’ora è il meglio conservato di tutta la Mongolia Interna.