Geotagging: cosa fotografano i turisti?

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    Geotagging: cosa fotografano i turisti?

    Il fotografo Eric Fisher ha tentato di capire cosa amino fotografare i turisti durante i viaggi. Cosa ne è risultato? Un concetto di geotagging che crea mappe davvero bizzarre ignorando del tutto alcuni luoghi e preferendone altri. Vediamo un po’.

    Eric Fisher, fotografo, ha cercato di investigare le mappe di un luogo attraverso gli scatti dei turisti.

    Ha incrociato i dati e separato le foto dei turisti da quelle dei locali, oltre ad inserire una nuova categoria per le fotografie non identificabili nell’una o l’altra.

    Fisher ha utilizzato la tecnica del geotagging, vale a dire di inserire gli scatti presi in considerazione in una mappa, in modo da osservare quanto i turisti riproducessero i punti focali di un certo luogo.

    Dopo aver scelto un punto rosso per gli scatti appartenenti ai turisti, un punto blu per i locali e un punto giallo per le foto non comprese nelle due categorie, Fisher ha osservato che in una città come New York alcune areee, come Queens e Brooklyn, senza contare le periferie dall’aspetto più quotidiano, sono totalmente ignorate dall’occhio del turista.

    Il 90% delle foto presenti sul web appartengono a turisti o sono scatti eseguiti in quest’ottica tourist-oriented. Questo rende il grande contenitore della rete qualcosa di pericolosamente generalista nella scelta delle immagini necessarie per identificare lo spirito di un luogo.

    Nel caso di New York City i picchi di colore rosso erano numerosi in corrispondenza dei punti turistici imprescindibili come Times Square, 5th Avenue e Broadway o Manhattan, tuttavia mostravano una dimenticanza congenita nei confronti di una periferia che, in realtà, è reale centro di vita anche in senso concettuale.

    La vita quotidiana si dipana all’ombra dei grandi monumenti, in strade spesso poco degne di nota, ma nelle quali supermercati, vecchi muri e i visi formano il tessuto e l’anima di una città. Pensate che persino Central Park, in base a questo studio, viene fotografato solo fino a metà.

    Se i turisti fotografano monumenti, spesso gli stessi già presenti sui libri di arte di tutto il globo, e non possono fare a meno di posare a fianco dell’opera d’arte esibendo il sorriso soddisfatto del moderno esploratore, forse potremmo fermarci a riflettere. E ritrovare il gusto per un viaggiare che sia osservazione, meno voglia di scattare e più attenzione verso una realtà disegnata da atmosfere sottili e spesso magicamente volatili.