Posizionano le telecamere addosso agli squali: quello che scoprono è pazzesco

Telecamere addosso agli squali tigre: la missione che gli scienziati hanno affidato a questi predatori ha portato a una scoperta unica.

Telecamere addosso agli squali
Telecamere addosso agli squali – viaggi.nanopress.it

Feroci, senza paura, enormi: gli squali tigre sono considerati i predatori tra i più spietati degli oceani. Eppure questa volta queste creature hanno messo da parte il vestito da mostro degli abissi e hanno indossato quello da scienziato.

Uno scherzo? Certo che no! Gli esperti hanno posizionato sulle loro pinne dorsali telecamere e localizzatori per osservare con i propri occhi la straordinaria realtà del mondo sottomarino.

Telecamere addosso agli squali portano a una scoperta sensazionale

Lo scopo di questa nuova ricerca non è certo cercare di migliorare la reputazione degli squali tigre. L’obiettivo è quello di localizzare e misurare esattamente l’estensione delle praterie sottomarine di fanerogame delle Bahamas.

Nell’esplorazione dei fondali quindi nessun subacqueo umano o sottomarini: gli squali tigre sono stati subito un’ottima alternativa in fatto di velocità, risparmio di tempo e di denaro, e possibilità di vedere più da vicino.

Fondale marino
fondale marino – viaggi.nanopress.it

Guardando con gli occhi di chi l’oceano lo vive, gli scienziati hanno potuto scoprire la più grande foresta sottomarina del mondo.  Si tratta di una distesa di ben 35 mila miglia quadrate (circa 92 mila chilometri quadrati) che attraversa il fondale marino caraibico.

Secondo le ricerche, pubblicate il 1° novembre sul Nature Communications, rappresenterebbe oltre il 40% delle praterie di fanerogame conosciute al mondo.

La scoperta a dire degli esperti è l’ennesima dimostrazione di quanto poco si sappia sugli oceani, anche nelle zone a bassa profondità.

Telecamere addosso agli squali: scoperta la foresta marina più grande del pianeta

Le foreste di fanerogame erano fino a prima della scoperta ancora poco conosciute e studiate per via della difficoltà della loro individuazione. Secondo le stime, si presuppone che la loro dimensione totale sul globo terrestre sia da collocare in una cifra che va dai 160 ai 1,6 milioni di chilometri quadrati.

Localizzare le praterie è un’impresa piuttosto ardua visto e considerato che le riprese aeree e satellitari non sempre riescono a vedere in acque profonde o torbide. Sulla base di questa considerazione, gli scienziati hanno ben pensato di mandare degli inviati speciali per confermare ufficialmente la presenza di queste distese verdi.

Per far questo era necessario scendere a profondità importanti e per molto tempo, cosa impossibile da fare per un subacqueo umano. Ecco che allora gli esperti optarono per gli squali tigre, creature estremamente veloci che possono tranquillamente raggiungere i fondali abissali e trascorrerci del tempo, senza la preoccupazione di dover emergere con frequenza o di interrompere le ricerche per via delle condizioni oceaniche.

I ricercatori hanno quindi catturato gli squali per fissare sulle pinne dorsali di sette prescelti telecamere con tanto di localizzatore e tag satellitari. La strumentazione è stata legata tramite fascette biodegradabili che non hanno provocato nessun danno agli animali.

L’importanza delle fanerogame marine

Le fanerogame marine sono delle piante che, come la posidonia oceanica, sono fondamentali per il benessere degli oceani e del pianeta. Questi vegetali, infatti, sembrerebbero essere capaci di immagazzinare e intrappolare l’anidride carbonica nelle loro radici e nei sedimenti che si accumulano nei loro dintorni. Inoltre forniscono alimentazione a moltissime specie e contribuiscono a combattere l’erosione delle coste.

Queste importantissime praterie sono però in pericolo. L’inquinamento, lo sviluppo delle zone costiere a causa della sedimentazione e il sovraccarico dei nutrienti provenienti dai liquami e dagli scarichi agricoli mettono a repentaglio la sua sopravvivenza. Ogni anno, secondo le stime, la popolazione di fanerogame diminuisce del 7% circa a livello mondiale.

La nuova scoperta, però, fa ben sperare a una migliore protezione di questa foresta marina, così fondamentale per mitigare il cambiamento climatico. Come ha affermato il professor Richard Unsworth, infatti, non possiamo proteggere questo ecosistema se prima non lo troviamo.

Adesso che hanno scoperta la foresta sottomarina più grande del mondo, gli esperti prevedono nuove spedizioni dove i protagonisti saranno ancora una volta gli abitanti dell’oceano. Chissà dove potrebbero portarci ancora!