Libia: siti UNESCO messi a rischio dalla guerra

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La guerra in Libia sta mettendo a rischio i siti UNESCO patrimonio dell’umanità presenti nel paese, oltre alla vita delle persone. L’allarme è stato lanciato dagli archeologi che da anni scavano nelle città libiche alla ricerca di testimonianze del passato e che esprimono la loro perplessità sull’assenza di divieti, per i piloti, di bombardare le zone di interesse archeologico e artistico.
Se un razzo colpisse uno dei fori o dei teatri romani o distruggesse un tempio ellenistico in Libia sarebbe una grave perdita non solo per chi opera nel settore, ma per tutta l’umanità. L’archeologia, la cultura e il turismo rischiano di perdere testimonianze di grandissima importanza e distruggere decenni di lavoro che non sarebbe più possibile recuperare.

Durante la Seconda Guerra Mondiale molti monumenti ed edifici storici italiani sono stati risparmiati dalle bombe grazie ad un divieto imposto ai piloti di non sganciare bombe su di essi: perché allora non vale la stessa cosa anche per i siti UNESCO libici?

Barbara Barich, docente di Etnografia preistorica dell’Università La Sapienza di Roma, esprime preoccupazione per la situazione. Per anni ha scavato nei siti archeologici della Libia e teme che ora tutto il lavoro di centinaia di persone venga distrutto. Ma non si tratta solo di questo: luoghi come Cirene, Leptis Magna o Sabratha potrebbero essere usati per rivendicazioni o per colpire la Libia in una delle sue ricchezze principali: il turismo.

Mentre la situazione degenera e perfino l’aeroporto di Trapani è stato chiuso per motivi di sicurezza, sale la preoccupazione per il patrimonio culturale del paese nordafricano. Sarebbe un colpo per la cultura, che vedrebbe scomparire importantissime testimonianze del passato e della nascita dell’umanità. Purtroppo, però, l’iniziativa per proteggere questi luoghi deve partire dall’interno: se la Libia non prenderà provvedimenti a riguardo, si potrà solo sperare che nessuna bomba o missile colpisca i patrimoni UNESCO.