1564, l’anno che oggi si legge su un palazzo fiorentino

Il 18 febbraio 1564 Michelangelo moriva a Roma, e tre settimane più tardi il nipote Leonardo ne riportava la salma a Firenze spedita come una balla di mercanzia.

Nello stesso anno nascevano Galileo, a Pisa il 15 febbraio, e Shakespeare, battezzato a Stratford-upon-Avon il 26 aprile. Su un palazzo di Firenze quell’anno è ancora inciso.

Il cantiere che ha insegnato a Firenze come si costruisce

Prima dei palazzi che riconoscete nelle fotografie, Firenze ha avuto un cantiere che ha cambiato il modo di pensare la costruzione. Il 7 agosto 1420 Filippo Brunelleschi fu eletto Provveditore della Cupola, e i lavori si chiusero il 30 agosto 1436.

Sedici anni per 54,8 metri di diametro esterno e 45,5 all’interno, due calotte, otto vele, ventiquattro nervature meridiane e un laterizio disposto a spina di pesce. L’innovazione fu voltare quella mole senza armature di sostegno, perché nessuna struttura lignea avrebbe potuto reggerla.

I numeri del cantiere dicono il resto. Furono sollevate 29.000 tonnellate, con una media di sessanta operai al giorno per duecentosettanta giorni l’anno. La lanterna alta ventuno metri arrivò dopo la morte dell’architetto, avvenuta nel 1446, e la palla dorata del Verrocchio fu montata nel 1471.

Un anno prima della cupola, nel 1419, era stato fondato lo Spedale degli Innocenti sotto il patronato dell’Arte della seta, con un lascito di mille fiorini del mercante pratese Francesco Datini. Brunelleschi ne diresse il cantiere dal 1419 al 1427 e l’edificio aprì il 5 febbraio 1445. L’architetto Giovanni Michelucci lo ha definito una reggia per bambini.

La committenza, il bugnato e la misura del palazzo fiorentino

Un palazzo fiorentino del Quattrocento vi dice sempre due cose insieme, chi lo paga e quanto quel qualcuno vuole farsi vedere.

Cosimo il Vecchio commissionò il suo a Michelozzo nel 1444, dopo avere scartato il progetto di Brunelleschi: lo giudicò troppo sontuoso e magnifico, tale da procurargli fra i suoi cittadini piuttosto invidia che grandezza. Il cortile ha un loggiato di cinque campate per lato e i Medici ci abitarono fino al 1540. La committenza, qui, misura sé stessa prima di misurare l’edificio.

La prima pietra di Palazzo Strozzi fu posata all’alba del 6 agosto 1489, sotto il segno del Leone. Filippo Strozzi il Vecchio, nato nel 1428, era rientrato in città nel 1466 dopo venticinque anni di esilio, e il cantiere è documentato nei Libri della muraglia, con Giuliano da Sangallo e Simone del Pollaiolo detto il Cronaca. Pianta regolare e simmetrica, bugnato digradante, bifore ampie, cortile colonnato. Strozzi morì nel 1491, e la facciata sud insieme a metà del cornicione rimase incompiuta.

Verso la metà del Quattrocento Leon Battista Alberti disegnò la facciata di Palazzo Rucellai, che Bernardo Rossellino eseguì. È la prima applicazione rinascimentale della sovrapposizione degli ordini codificata nell’architettura antica: dorico al piano terreno, con la panca di via, ionico al piano nobile, corinzio al piano più alto.

Le lesene decrescono progressivamente verso l’alto, in modo da accentuare l’effetto prospettico. Anche qui il lavoro si fermò, sulla destra. Tre committenti, tre modi di stare in strada, una sola grammatica: chi guarda queste facciate una dopo l’altra impara a leggere anche gli edifici che non hanno un nome celebre.

Le volte degli Uffizi e un palazzo del 1564

Gli Uffizi che oggi attraversate cominciarono nel 1560 per volontà di Cosimo I, su progetto di Vasari, e furono fondati in sul fiume e quasi in aria. Dovevano ospitare le tredici Magistrature che governavano la produzione e il commercio fiorentini, e ogni modulo ha tre piani, portico, piano nobile e loggia in alto. Lo stile scelto è il dorico, che allude all’equità del governo del Principe.

Quello che ci interessa, di quel cantiere, sta sotto i portici. Le volte a botte continua permettono di collocare al di sopra i muri divisori delle stanze come e dove occorre, e cioè lasciano libera la composizione degli ambienti del piano nobile. La volta, qui, è il congegno che consente di ricomporre lo spazio di sopra. Il Corridoio Vasariano venne costruito nel marzo 1565 per le nozze di Francesco I e Giovanna d’Austria.

Un anno prima del Corridoio nasceva un palazzo che oggi porta inciso il proprio anno di nascita, il 1564. Nato come convento, ha conservato la struttura originaria delle antiche corti mercantili rinascimentali: una facciata sobria, un portale decentrato, ambienti voltati a botte, un cortile interno rimasto intatto nei secoli. Oggi un hotel di lusso a Firenze occupa oggi quegli ambienti. Si chiama The James, e i volumi antichi accolgono una nuova idea di ospitalità.

Il 1564 di Firenze, visto da vicino

Il 12 gennaio 1563 era stato presentato a Cosimo I l’atto costitutivo dell’Accademia e Compagnia dell’Arte del Disegno, e la seduta inaugurale si tenne il 31 gennaio con settanta fra artisti e artigiani e i primi trentasette accademici.

Cosimo I e Michelangelo ne furono riconosciuti capi. Fino ad allora pittura, scultura e architettura erano ritenute arti meccaniche basse o vili, perché implicavano il contatto con la materia, e chi le praticava era considerato un manifattore. Il salto sta tutto lì.

Il primo atto pubblico dell’Accademia furono le solenni esequie di Michelangelo, celebrate in San Lorenzo il 14 luglio 1564 con ventinove giovani artisti coinvolti. La sepoltura è un’altra cosa e sta altrove: il duca Cosimo volle che gli fosse dato un luogo onorato in Santa Croce, la basilica che custodisce le memorie di Michelangelo e di Galileo, e la tomba su progetto di Vasari venne realizzata fra il 1564 e il 1576, in marmo bianco di Carrara e marmi policromi. Mentre si allestivano le esequie, il cantiere degli Uffizi era aperto da quattro anni.

Galileo nacque a Pisa da Vincenzo Galilei e Giulia Ammannati. Shakespeare fu battezzato a Stratford-upon-Avon mercoledì 26 aprile, e il suo compleanno si celebra il 23. Quel palazzo porta inciso lo stesso anno, e lo porta come una coordinata: dice in quale Firenze è nato, in quale stagione di cantieri e di committenze, con quale idea di misura alle spalle. Tanto basta a collocarlo fra le cose che quella stagione ha lasciato in piedi.

Oggi quel palazzo ospita The James

The James abita il civico 20 di Via di Mezzo, a pochi passi dai luoghi fiorentini che tutti hanno in mente. Più in là ci sono la casa di Dante, la cupola del Brunelleschi, le geometrie di Palazzo Vecchio, le gallerie degli Uffizi. Firenze sta tutta intorno.

Il palazzo che attraversate oggi conserva ancora gli ambienti voltati a botte e il cortile interno, cioè i volumi con cui era nato, nella stessa misura che sotto i portici degli Uffizi Vasari aveva sfruttato per ricomporre le stanze di sopra. Sono quei volumi antichi ad accogliere oggi l’hotel, e non un guscio ricostruito. Dormire in un edificio del sedicesimo secolo vuol dire attraversarne la storia dall’interno. The James lo riassume in una riga: si entra per riposare, si resta per ricordare.

L’ingresso è uno spazio rarefatto, le pareti sono dipinte a mano nei toni del cielo e del muschio e lasciano intuire il giardino segreto. È il punto in cui il tempo comincia a rallentare. Prima di entrare guardate la facciata: il portale non è al centro. Il cortile interno, dietro, è quello del Cinquecento.

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