Vesuvio, risveglio imminente? L’eruzione che in tanti temono | Il rischio è grossissimo

Il Vesuvio è uno dei vulcani più monitorati al mondo. La sua pericolosità è tale da far temere un suo eventuale risveglio.

Vesuvio
Vesuvio – viaggi.nanopress.it

Iconico, possente, talvolta anche inquietante. Il Vesuvio è il simbolo per antonomasia di Napoli e della sua storia.

Il Vesuvio, uno dei vulcani più pericolosi al mondo

Il Vesuvio è da sempre è fonte di ispirazione per gli artisti di ogni genere, dai musicisti ai pittori, dai poeti agli scrittori, ed è ormai famoso in tutto il mondo per la storia che custodisce. E per quella che potrebbe cambiare in un istante se solo si risvegliasse. Ebbene sì, perché il Vesuvio immagazzina la sua energia da ormai molti anni e questo suo silenzio apparente lascia tutti con il fiato sospeso, in attesa di una nuova catastrofe.P er un napoletano rappresenta un punto di riferimento, un elemento identificatorio che indica la propria appartenenza. Tralasciando l’aspetto più romantico e poetico, però, il Vesuvio è in realtà uno dei vulcani attivi più pericolosi al mondo.

Si tratta di uno strato vulcano dalla tipica forma a cono e di un raro esempio di vulcano a recinto. Il cono vulcanico, rappresentato dal Vesuvio e formatosi dopo l’eruzione del 79 a.C. è circondato infatti da un cratere molto più antico, Monte Somma.

Le sue terribili eruzioni

La storia del Vesuvio è legata a aventi catastrofici: il più noto tra tutti è quello dell’eruzione del 79 a.C. documentato dallo storico Plinio il Giovane che ne descrisse i dettagli in alcune lettere.

“Una nube si levava in alto. Drizzandosi come su un tronco altissimo, si allargava poi in una specie di ramificazione; e questo perché, suppongo io, sollevata dal vento proprio nel tempo in cui essa si formava, poi, al cedere del vento, abbandonata a sé o vinta dal suo stesso peso, si diffondeva ampiamente per l’aria”

L’eruzione colse tutti di sorpresa: il vulcano non eruttava da più di otto secoli ed era ormai considerato inattivo. La colonna eruttiva raggiunse ben presto i 15 chilometri di altezza, ci furono terremoti abbastanza forti e in pochissime ore una grandissima quantità di cenere e pietre pomici si riversò su tutte le zone circostanti.

Un evento spaventoso che in realtà raggiunse il suo culmine solo quando la colonna eruttiva collassò. L’indicibile potenza distruttiva delle nubi ardenti infatti rase al suolo Pompei, Ercolano e Stabia, che furono sepolte in meno di 15 minuti, e pietrificò istantaneamente gli abitanti delle malcapitate città, uccidendone più di 1500.

Le vittime del Vesuvio
Le vittime del Vesuvio – viaggi.nanopress.it

Tra le eruzioni che hanno interessato la storia più recente, ricordiamo invece l’eruzione del 1631. La terribile eruzione del dicembre di quell’anno ebbe inizio tra terremoti e fumarole. Una colonna eruttiva di circa 19 chilometri raggiunse i paesi di Torre Annunziata e Torre del Greco e la potenza di questo cataclisma naturale scatenò fenomeni temporaleschi e violentissime colate di fango. Morirono circa 4000 persone.

Infine, l’ultima eruzione del Vesuvio risale al 1944, quando il fenomeno causò la morte di 26 persone e la distruzione di due centri abitati.

Come potrebbe essere il risveglio del Vesuvio?

Dall’ultima eruzione del 1944, il Vesuvio è in stato di quiescenza e gli studiosi sono in attesa di una sua prossima eruzione. Il quando, però, non è facile da stabilire. Tuttavia gli studi hanno ipotizzato possibili scenari riguardo a come potrebbe essere e a cosa potrebbe portare un eventuale risveglio del Vesuvio.

Da ciò che si è appreso dai fenomeni passati, anche in questo caso, terremoti e fumarole potrebbero anticipare settimane o mesi prima il vero e proprio evento eruttivo. L’eruzione avrebbe inizio con un’esplosione dal boato potentissimo, con la conseguente colonna eruttiva, che potrebbe raggiungere i 15 chilometri d’altezza, e la ricaduta di roccia fusa, cenere e lapilli.

Dopo qualche ora, si assisterebbe al collasso dalla colonna eruttiva: le nubi ardenti (come quelle di Pompei) raggiungerebbero i 500-800° e una velocità di circa 100-500 km/h. Infine, anche i centri abitati lontani centinaia e migliaia di chilometri potrebbero essere raggiunte dalla pioggia di cenere che potrebbe far collassare edifici ed essere dannose per la salute umana.

Il Piano di Emergenza della Protezione Civile

Ad oggi la Protezione Civile ci tranquillizza dichiarando il vulcano in uno stato di allerta verde, ovvero non significativa. In ogni caso, il Vesuvio è tenuto sotto controllo da monitoraggi sofisticati che ne analizzano ogni piccolo movimento magmatico. Tutto questo per cercare di prevedere un futuro pericolo e mettere in salvo gli abitanti della zona.

Il piano di emergenza prevede l’evacuazione dai comuni facenti parte della zona rossa (25 paesi per un totale di più di 700 mila abitanti). La prevenzione e lo studio restano quindi le uniche armi a disposizione con le quali difenderci da una possibile nuova eruzione.