Perché il viaggio di ritorno sembra sempre più breve dell’andata?

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    Perché il viaggio di ritorno sembra sempre più breve dell’andata?

    Sarà sicuramente capitato anche voi di avere la netta sensazione che il viaggio di ritorno di una vacanza qualunque fosse molto più breve di quello di andata, che invece è stato interminabile, nonostante il tragitto fosse il medesimo. Ebbene non siete affetti da nessuna forma di pazzia. E’ il vostro cervello che in parole povere vi sta ingannando. Scopriamo come.

    Ad occuparsi della questione è stata l’Università di Kyoto, in Giappone, la quale ha confermato che questa anomala percezione della durata del viaggio di ritorno, rispetto a quello di andata non è nient’altro che il frutto di un’illusione temporale, che si manifesta qualunque sia il mezzo utilizzato per compiere il percorso.

    Per scoprire l’origine di tale effetto illusorio, i ricercatori dell’Università di Kyoto hanno condotto un’indagine strutturata su due piani. Al primo gruppo è stato mostrato un filmato nel quale un cameraman si spostava dal punto S (start) al punto E (end), per poi ripercorrere la medesima strada al contrario. Al secondo gruppo è stato mostrato il filmato di andata uguale al primo gruppo, ma uno diverso per il ritorno, nel quale cambiava il tragitto, ma non la distanza totale tra i due punti di riferimento.

    Al termine della visione, ad entrambi i gruppi è stato chiesto di riflettere sui tragitti visionati e la loro lunghezza. I partecipanti al primo gruppo hanno risposto, senza alcuna esitazione, che il percorso del ritorno era indubbiamente più breve di quello dell’andata.

    Questo risultato, sommato ad altre ricerche condotte negli anni cinquanta, dimostra come i fattori familiarità e prevedibilità di un tragitto partecipino alla creazione di questo effetto distorsivo del tempo: infatti tutti tendiamo a considerare più breve un percorso che già conosciamo, sapendo con certezza dove andare, il tempo sembra scorrere più velocemente.

    Inoltre, nel caso di una vacanza, bisogna considerare anche il fattore ‘aspettativa’: solitamente quando si parte per un viaggio di piacere si è carichi di positività, buone intenzioni e speranze e tutto ciò spesso ci porta a sottostimare la durata del percorso. Al ritorno invece, saranno la negatività, la malinconia e la frustrazione a farla da padrone: ciò ci condurrà a sovrastimare il viaggio, che quindi ci sembrerà più breve.

    In conclusione è tutto un gioco di illusioni mentali, frutto di quelle emozioni che albergano in noi, quando partiamo per un viaggio, e che cambiano quando ci tocca tornare indietro.