Invasione di zanzare positive al virus africano, sono arrivate in Italia: è allerta

Individuato un focolaio di “Usutu” ad Anagni, comune nella provincia di Frosinone, nel Lazio. Il sindaco, però, dichiara che si tratta di una zona circoscritta e cerca di tranquillizzare i suoi cittadini.

Invasione di zanzare positive
Invasione di zanzare positive – viaggi.nanopress.it

Il virus “Usutu”, di cui è stato osservato un focolaio ad Anagni, è un virus simile al “West Nile” africano che non si trasmette da uomo a uomo, bensì viene portato dalle punture di zanzara. Nelle campagne di Anagni sono state infettate due intere famiglie da “Usutu”, virus riconosciuto come vettore della febbre del Nilo. Lo sciame di zanzare infetto ha punto ben due famiglie facendole risultare positive all’infezione aviaria di origine africana. La conferma della effettiva presenza del virus arriva dall’Istituto Zooprofilattico del Lazio: gli studiosi hanno individuato la presenza del virus in un campione di carcasse di zanzare appartenenti alla specie Culex Pipiens. Il sindaco di Anagni è stato prontamente informato in modo da poter intervenire tempestivamente con la disposizione di un’importante disinfestazione di tutta la zona e soprattutto lungo i canali e gli specchi d’acqua. Intervento che, effettivamente, è stato immediato: il sindaco Daniele Natalia ha infatti organizzato subito, con il supporto dei suoi colleghi, la disinfestazione.

Zanzara
Zanzara – viaggi.nanopress.it

Due famiglie infettate dal virus Usutu: conseguenze sulla salute

La cosa positiva è che nessuna delle persone risultate positive all’infezione del virus Usutu si trova in condizioni preoccupanti. I sintomi sono stati sfoghi cutanei e febbre ma niente di più. Altri sintomi comuni possono essere: nausea, vomito, dolori diffusi e mal di testa. Per questo motivo alcune persone sono al momento sotto osservazione poiché c’è il dubbio che potrebbero aver contratto l’infezione. Tuttavia, molto spesso gli individui infetti  non mostrano alcun sintomo della malattia: non c’è di che preoccuparsi, comunque, in quanto il virus non si può trasmettere da un essere umano all’altro. In linea di massima, possiamo dire che fin quando si tratti di soggetti giovani e sani, il rischio di avere conseguenza gravi è davvero minimo. Più preoccupante dev’essere invece l’eventualità in cui sia una persona anziana o debilitata ad essere punta e contrarre l’infezione: in questi casi le conseguenze potrebbero essere più gravi e, in rari casi, condurre anche al decesso.

zanzara
Zanzara – viaggi.nanopress.it

Come prevenire il virus “Usutu”

Ad oggi non esiste un vaccino per questo virus. Esistono solo delle azioni preventive cui possiamo fare attenzione. Il presupposto di partenza è che, anche in queso caso, la mano dell’uomo ha una sua responsabilità. Infatti, molti scienziati hanno confermato che la presenza e la diffusione di questo virus sono dovute alla siccità e ai cambiamenti climatici che stiamo vivendo. Il virus “Usutu” trova il suo ambiente ideale nelle zone umide e calde dove riesce a proliferare.
Ciò detto, le attenzioni che possiamo avere per evitare il virus sono le stesse che abbiamo, di solito, per evitare le fastidiose punture delle zanzare. È importante quindi utilizzare dei repellenti efficaci e coprire gambe e braccia se si è all’aperto, soprattutto all’alba e al tramonto; installare le zanzariere in casa; svuotare spesso i vasi in cui può accumularsi acqua e, quindi, umidità e le ciotole dell’acqua dei nostri animali domestici.

repellente
Repellente per zanzare – viaggi.nanopress.it

Infine, se si possiedono le piscine gonfiabili, quando queste sono inutilizzate è bene tenerle in posizione verticale. Questi sono alcuni accorgimenti che tutti possiamo avere quotidianamente; per quanto riguarda, invece, la amministrazioni comunali è importante che queste effettuino delle disinfestazioni periodiche (soprattutto in estate) per evitare l’invasione delle zanzare.

Virus “Usutu”, qualche dato

Il virus “Usutu” è stato identificato per la prima volta in Uganda, nel 1937. La prima epidemia, invece, risale al 1994 ed è avvenuta in Algeria mentre, nel 1996 il virus è arrivato anche in Romania. Tre anni dopo, appare qualche caso a New York, punto di partenza per la diffusione del virus in tutti gli Stati Uniti e in Canada. Nel 2004 viene isolata, per la prima volta fuori dall’Africa, una nuova variante del virus in alcuni uccelli catturati in Ungheria. Questa seconda variante si diffonde velocemente nella penisola Balcanica e nel Mediterraneo orientale tanto da causare, nel 2010, una pandemia importante nel nord della Grecia che si conclude con ben 33 morti.
Tuttavia, questo virus non è una novità in Italia, anzi: il grande stivale, dal 2005, detiene il primo posto in quanto a Paese europeo con maggior numero di casi segnalati ogni anno. Infatti, tra il 2008 e il 2016 ci sono stati più di 200 casi sparsi in varie regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia. Otto di questi casi hanno avuto conseguenze gravi sulla salute dei soggetti interessati.