I Murales di Belfast e Londonderry: testimonianze di un passato indelebile

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    Filo spinato sul muro - Belfast

    Foto di Beatrice Elerdini

    Passeggiando per le vie di Belfast e Londonderry non potrete fare a meno di notare l’infinità di murales che dipingono le case, i muri e i cancelli. A Belfast infatti, ancora oggi, a dispetto di quanti credono che l’ultimo muro d’Europa sia stato quello abbattuto nell’89 a Berlino, c’è ancora un muro altissimo che divide alcune parti della città e diversi cancelli che vengono chiusi ogni sera alle 7.00, per essere riaperti la mattina successiva. I murales sono quasi tutti a sfondo politico: ricordano i gravi fatti di sangue del recente passato e mostrano i volti di personaggi politici o di esponenti delle varie fazioni, armati e col passamontagna. Camminando per Belfast e Londonderry potrete percepire nitidamente tutta la rabbia di un popolo che non è pronto a dimenticare il suo sangue versato. Ecco quello che hanno visto i miei occhi e quello che ha percepito la mia anima.

    Murales Belfast

    Murales, muri e cancelli di Belfast

    I murales sono una forma d’arte dei nostri tempi, un modo nuovo per dare voce alle emozioni, alla storia, alla verità e alla speranza. A Belfast assumono un’identità personale, sono totalmente differenti da quelli che si possono normalmente osservare per le vie di Milano, Londra o Berlino. Seguono i muri, colorano interi lati delle case e rappresentano principalmente i personaggi che hanno segnato la storia recente dell’Irlanda del Nord. Volti di politici, di personaggi armati dell’UFF, e poi ancora messaggi di protesta mescolati a pensieri di speranza. Un tale meltin pot di arte, politica e storia da far girare la testa e, a tratti, capace di far accapponare la pelle.

    Per visitare al meglio e in sicurezza tutti i muri e i murales di Belfast, conviene prendere un black cab (i vecchi taxi neri). E così abbiamo fatto. Abbiamo chiamato la compagnia storica di Belfast e ci hanno mandato un taxi direttamente all’hotel. Da qui è partito il nostro tour oltre il centro della città, al di là delle sue bellezze più recenti, dritti al cuore della sua identità. Dalle grandi finestre del taxi abbiamo visto scorrere le pagine più oscure della storia di Belfast, quarant’anni segnati a fuoco dai Troubles, ovvero quei disordini, iniziati negli anni ’60, che vedevano i cattolici nazionalisti schierati contro i protestanti unionisti.

    Abbiamo costeggiato la Peace line, dalla parte di Falls Road: un vero e proprio muro, costruito negli anni 70, che si alza verso il cielo per sei metri e scorre lungo la città per quattro interminabili chilometri, dividendo ancora oggi le due comunità.

    A quell’epoca i taxi erano diventati l’unico mezzo pubblico per tornare verso casa dal centro, sostituendo totalmente i bus a due piani. La loro totale eliminazione si rese necessaria, dopo che alcuni di questi vennero ribaltati per creare delle barricate nel corso di alcune guerriglie. Al tempo, i taxi si dividevano nettamente le due aree: chi possedeva il permesso di circolazione arancione entrava solo a Shankill Road, chi invece aveva il permesso di circolazione verde solo a Falls Road.

    L’autista si trasforma nel nostro prezioso Cicerone…se non fosse per la lingua stretta, a tratti incomprensibile. Dopo qualche scatto fotografico a Falls Road, ci porta a vedere i cancelli di Belfast, immense porte metalliche che ogni sera vengono chiuse alle sette, per essere riaperte la mattina successiva. Ancora oggi, ogni sera, le due facce della città vengono isolate, ognuna rinchiusa nella sua gabbia come una terribile fiera. Nonostante questo sia l’impatto emotivo che trasmette, il nostro Cicerone ci tiene a sottolineare come la situazione sia decisamente migliorata rispetto al passato. ‘C’è voglia di andare avanti’, riferisce. Tuttavia quando gli chiediamo se fosse stato per noi conveniente recarci in quei quartieri da soli, sorride e risponde con un ‘Sì’ decisamente rubato a un ‘no’ che indugiava sotto la lingua. Di lì a poco ci conduce anche a Shankill Road, il quartiere protestante unionista. Qui le bandiere inglesi sono ovunque, dipinte sui muri, sventolanti lungo la via e nei giardini delle case. In quel pomeriggio uggioso, con il cielo d’Irlanda plumbeo sopra il capo e il muro alla mia sinistra, scorrendo le foto nella macchina fotografica, un murales mi ha colpito più di tutti e recitava così: ‘La nostra vendetta sarà il sorriso dei nostri bambini’.

    Murales Londonderry

    Murales di Londonderry

    Una volta scoperta Belfast, è un obbligo visitare Londonderry, la piccola città del nord che fu teatro di uno dei fatti storici più terribili che l’Irlanda ricordi: la famosa domenica di sangue (Bloody Sunday).

    Entrando a Derry (così la chiamano gli irlandesi) ci si imbatte subito in un monumento essenziale, scarno, eppure di forte impatto: si tratta di una parete bianca, che si erge dal basso di un prato verde perfettamente rasato, su cui appare una scritta in nero: ‘You are now entering Free Derry’ (Ora stai entrando nella libera Derry). Venne realizzato da John Casey, subito dopo gli scontri del gennaio 1969, durante i quali i residenti crearono delle barricate per impedire ai membri lealisti della Ruc (Royal Ulster Constabulary) di impossessarsi delle loro case.

    Subito spostando lo sguardo a destra, sul lato di una casa, si trova un enorme murales, raffigurante un ragazzo con la maschera antigas e una molotov in mano, pronta per essere lanciata.

    Sempre nei dintorni si trova una statua a forma di H, identica a quelle dei blocchi del carcere di Belfast, dove erano rinchiusi i membri dell’Ira, negli anni dei Troubles.

    Basta spostarsi a piedi e nello spazio di poche decine di metri si susseguono incalzanti numerosi altri murales. E sempre qui si trova anche il Bloody Sunday Memorial: una colonna grigia sui cui sono riportati tutti i nomi dei ragazzi morti, nel 1981, nel tentativo di difendere la propria libertà.

    Ad un tratto i murales assumono tutti le cromie del grigio e del blu: ritraggono carri armati, uomini con martelli e gruppi di contestatori. I colori, si trova scritto nelle informative sottostanti, servono a sottolineare la violenza, l’ostilità e il pericolo, che correva sul filo della quotidianità in quegli anni, nemmeno troppo lontani.

    Anche qui la gente dimostra di voler andare oltre il passato, si immagina un futuro senza conflitti e forse ci vorrà ancora molto tempo, ma qualche timido segnale si intravede già. Passeggiando con gli occhi rivolti ai muri, incontriamo un murales multicolor, fatto di tanti tasselli come un mosaico, al centro del quale si delinea il profilo bianco di una grande colomba in volo: si racconta che il disegno originale sia stato realizzato da bambini cattolici e protestanti insieme….forse il sogno di libertà non è poi così lontano. Si annida nel sorriso dei bambini.

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    Reportage a cura di Beatrice Elerdini