I delfini sono noti per la loro capacità di socializzare anche con gli esseri umani. Gioiosi, scherzosi, allegri, dinamici, sono animali che tutti speriamo di incontrare almeno una volta nella vita, anche solo vedendoli volteggiare in acqua nel corso di una gita in barca.
Proprio per l’amore che naturalmente nutriamo per questi cetacei diventa paradossale sapere che si stanno rendendo autori di aggressioni ai danni di persone. Avrebbero morso, in più occasioni, persone, procurando ferite, ma anche profondo dispiacere per un’esperienza che nessuno avrebbe mai neanche immaginato.
Il fenomeno sta crescendo negli anni, se nel 2022 i morsi erano stati solo due, nel 2023 sono saliti a nove e quest’anno a 18 bagnanti. Le aggressioni, perché di aggressioni si può parlare anche se a malincuore, si sono concretizzati in morsi che alla vista apparivano poco più che graffi. Questo fino a quando non è stato preso di mira un bambino che, invece, avrebbe necessitato ben 20 punti di sutura.
Questi episodi si stanno verificando sulle spiagge giapponesi della prefettura di Fukui, sulla sponda orientale di Honshu, l’isola più grande del Giappone, diffondendo un certo clima di paura nei confronti della presenza di delfini, rinomati per le loro simpatia e socievolezza.
La preoccupazione è oggettiva e non solo da parte dei bagnanti, ma anche di autorità locali e non di meno di associazioni turistiche che operano in zona, tanto che una di queste ultime si è attivata sollecitando un servizio di vigilanza e, contemporaneamente sta distribuendo volantini nei quali sconsigliano a residenti e visitatori di avvicinare gli animali presenti in zona. Un avvertimento con il quale nel sottolineare la natura solitamente tranquilla dei delfini hanno anche evidenziato che possono mordere provocando ferite, a causa di denti affilati, non di meno trascinare sott’acqua le persone e, in casi estremi, minacciare la vita dei bagnanti.
La guardia costiera sta monitorando, anche per individuare i potenziali colpevoli di questi attacchi, anche se un esperto dell’Università di Mie, come riporta Repubblica, non sembra possa escludere che l’autore possa essere un unico esemplare. Non si capiscono neanche le cause di questo comportamento, al momento non si trovano ragioni che possano giustificarlo. L’esperto stesso, manifestando perplessità in merito a quanto successo ha precisato che appare quantomeno strano quanto sta accadendo. Singolare che invece di fare amicizia e giocare, come sono soliti fare i delfini con gli esseri umani, si stiano rendendo protagonisti di attacchi.
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