Gaiola a Napoli: la maledizione della pittoresca isola a due passi da Posillipo

[galleria id=”7507″]

L’isolotto chiamato Gaiola è immerso nel mare blu del Golfo di Napoli, praticamente di fronte a Posillipo. Si compone di due piccole isole unite tra loro da un antico ponte, che ricrea un paesaggio pittoresco. Nonostante Gaiola sia dotata di un fascino incantevole, una serie ininterrotta di contrattempi ed episodi inspiegabili ha fatto in modo che nel tempo venisse considerata un’isola maledetta, in cui chiunque sosti troppo a lungo viene colpito dalla ‘malasorte’. Se sia vero o meno, se si tratti solo di leggenda, oppure ci sia un fondo di verità non è dato a sapersi, tuttavia un fatto è certo: sull’isola Gaiola non vi abita nessuno….

Originariamente l’isola era nota come Euplea, ovvero protettrice della navigazione e rifugio sicuro.

Verso gli inizi del XIX secolo, era abitata da un eremita, soprannominato dalle genti locali ‘stregone’, che viveva dell’elemosina dei pescatori del luogo.

Attorno al 1847, venne costruita una villa imponente e maestosa, tuttora visibile, che ebbe tra i primi proprietari il celebre Norman Douglas, autore della Terra delle Sirene.

Questa villa giace, suo malgrado, su di un terreno ricco di misteri, che affondano le loro radici nell’antichità più profonda del nostro paese: risalgono precisamente ai tempi romani, epoca in cui l’isolotto era abitato dal Vecchio Publio Vedio Pollione, un uomo solitario, di cui si narra soltanto che adorasse smisuratamente le murene. Era solito allevarle in vasche scavate nel tufo e talvolta capitava che desse loro in pasto qualche schiavo disobbediente…
Le vicende di Pollione contribuirono notevolmente a rafforzare l’aura sinistra che avvolgeva la piccola isola.

Fino al XIX secolo, accanto alla Gaiola, sorgeva anche un altro edificio romano semisommerso, chiamato la Scuola di Virgilio.

La leggenda racconta che in questo luogo il vate insegnava le arti magiche, riti e pozioni di ogni genere. Questi intrugli poi finirono per inquinare le acque cristalline che avvolgevano l’isola, dando luogo ad un potente maleficio, che iniziò a colpire chiunque si trattenesse troppo a lungo da quelle parti.

E così l’isola Gaiola, nonostante la sua incantevole bellezza, sin dai tempi più remoti ha collezionato eventi insoliti e misfatti inspiegabili che hanno poco alla volta contribuito a trasformarla in un’autentica isola maledetta.

Siete curiosi di scoprire tutti quegli eventi che hanno distrutto la reputazione dell’isola situata a due passi da Posillipo, il regno incantato del golfo di Napoli?

Eccovi serviti, mettetevi comodi però, perché la lista è davvero lunga!

• Verso la fine del XIX secolo, il primo proprietario e costruttore della villa, Luigi de Negri, mandò in rovina la sua Società della Pescicoltura, che aveva sede proprio alla Gaiola.

• Nel 1911, il Capitano di Vascello, marchese Gaspare Albenga, per far ammirare la costa alla marchesa Boccardi Doria, fece incagliare la sua imbarcazione, proprio nei pressi di Gaiola.

• Nel 1926, la villa era collegata alla terraferma da una rudimentale teleferica. Durante una notte di tempesta il cavo si spezzò, mentre una signora tedesca, Elena Von Parish, stava rientrando sull’isola. La donna morì travolta dalle onde, Hans Praun e Otto Grumbach, gli ospitanti della signora sull’isola, venuti a conoscenza della terribile notizia, si tolsero la vita.

Maurice Sandoz, titolare della nota casa farmaceutica, abitò sull’isola negli anni ‘50, in seguito venne rinchiuso in un manicomio, dove si suicidò. Era convinto di essere finito in bancarotta.

• Negli anni ’60, il barone tedesco, Paul Karl Langheim, trasformò l’isola in un luogo di feste e vita mondana. Purtroppo, tutti questi eccessi lo condussero rapidamente al totale fallimento.

• In quel momento la villa venne acquistata da Giovanni Agnelli (famiglia nota anche per i numerosi e tragici lutti) che la tenne pochi anni, per poi rivenderla a Paul Getty, magnate del petrolio, nel 1968. Quest’ultimo non ebbe problemi di alcuna sorta sino al 1973, anno in cui la ‘ndrangheta rapì suo figlio. Dopo l’amputazione di un orecchio del ragazzo, la famiglia Getty dovette pagare un riscatto di 17 milioni di dollari.

• Nel 1978 l’isola passò nelle mani di Gianpasquale Grappone, detto Ninì, creatore del Loyd Centauro. Anche lui finì in prigione per colpa dei suoi incalcolabili debiti. A quel punto la villa fu messa all’asta e quando fu venduta, la moglie Pasqualina Ortomeno morì in un incidente stradale.

Da quel momento l’isola è diventata proprietà della Regione Campania.

Se avete il coraggio di andare oltre tutto questo, verrete rincompensati dalla vista di un luogo di rara bellezza, dove imponenti costoni rocciosi sono in continuo mutamento per opera del vento e del mare, i colori e i profumi della macchia mediterranea si fondono creando scorci mozzafiato; e poi grotte, fondali ricchi di reperti archeologici romani, resti di ville marittime, sopra e sotto la linea di un mare blu intenso, che vi rimarrà in fondo al cuore.