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Natura

Artico, la scoperta inaspettata che preoccupa milioni di studiosi

Alcuni studiosi hanno fatto una scoperta nell’Artico che è davvero preoccupante. Scopri cosa sta succedendo continuando a leggere. 

Esperti Artico – viaggi.nanopress.it

Non è una novità che l’Artico sia minacciato dalle emissioni di metano che lo surriscaldano insieme a tutto il globo.

Artico: cosa hanno scoperto gli studiosi

Il surriscaldamento globale è un problema tangibile in tutto il mondo. Gli effetti sono tangibili in tutto il mondo, in particolare all’Artico, dove gli studiosi, però, hanno fatto una nuova scoperta preoccupante. Il surriscaldamento è dovuto soprattutto a causa del metano che è tra i maggiori responsabili essendo 25 volte più potente dell’anidride carbonica quando intrappola il calore nell’atmosfera.

La scoperta in questione riguarda alcuni laghi, di piccole dimensioni, presenti nell’Artico. In particolare, si tratta di laghi che non erano stati sottoposti a cartografia. Nonostante questo, le loro acque sembrano essere inferiori alla quantità che gli stessi studiosi avevano ipotizzato.

I laghi dell’Artico sono adoperati dagli esperti per poter monitorare l’impatto che il metano ha sul surriscaldamento globale. Del resto, quella particolare zona del mondo, deve essere monitorata più attentamente di altre zone poiché è quella che per prima sta risentendo del riscaldamento.

Laghi Artico – viaggi.nanopress.it

Lo studio

Grazie a delle nuove apparecchiature, gli esperti possono monitorare quali sono le emissioni realmente rilasciate nell’atmosfera da tutte le zone umide e i laghi dell’Artico. Ciò rappresenta una conquista importante perché si tratta delle zone che producono più gas ma che, parallelamente, potrebbero non essere monitorate a dovere.

La tecnologia mette insieme le immagini satellitari e si è scoperto che i laghi possono produrre circa il 3% di metano. Prima, invece, si pensava che la loro produzione fosse di circa il 40%. La ricerca è condotta da Ethan D. Kyzivat, ricercatore alla Brown University. In sostanza, le ricerche condotte in 15 anni si basavano sulla credenza che i laghi fossero più estesi.

Lo studio sopra descritto viene chiamato metodo bottom up che lavora mappando la terra. L’altro modello è noto con il nome di top down che procede in modo inverso. Fino ad oggi, i due metodi non hanno fatto altro che produrre notevoli discrepanze che oggi si spera di azzerare.

Per meno estesi si intende comunque laghi di dimensioni di circa 20 campi da calcio. Queste nuove tecnologie, come sperano gli esperti, potrebbe essere applicata, tra qualche anno, anche a livello globale consentendo di monitorare, in modo migliore, le emissioni di gas serra e, quindi, prevedere le aree a maggiore surriscaldamento.

 

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