Quartiere Coppedè a Roma: ecco l’itinerario per scoprire questo angolo della Capitale. Scopriamolo.
Roma è notoriamente uno scrigno ricolmo di gioielli architettonici e monumenti, meta incessante di milioni di turisti in ogni parte dell’anno. Se è naturalmente impossibile ignorare il Colosseo, San Pietro e la Cappella Sistina, le fontane, la scalinata di Trinità dei Monti, i Fori Imperiali, il Circo Massimo, Castel Sant’Angelo e il Pantheon, la Città Eterna offre però altre attrazioni che sarebbe un peccato ignorare. Tra di esse spicca il Quartiere Coppedè.
Il Quartiere Coppedè deve il suo nome a Gino Coppedè, l’architetto che lo progettò e costruì a partire dal 1919. Nell’intento di dare vita ad un vero e proprio omaggio alla storia millenaria dell’Urbe. Un mix di stili in cui predomina il barocco e che si stende intorno a Piazza Mincio, da Via Tagliamento a Piazza Buenos Aires.
Per entrarvi occorre passare sotto l’arco monumentale detto “degli ambasciatori”. Che presidia Via Dora e unisce simbolicamente i palazzi dei diplomatici, i primi acquirenti degli immobili costruiti. A caratterizzare l’arco sono in particolare il lampadario in ferro battuto e una statua raffigurante la vittoria pronta a spiccare il volo dalla polena di una nave.
Una volta oltrepassato l’arco ci si trova direttamente in Piazza Mincio, resa celebre anche da un’escursione dei Beatles nella celebre Fontana delle Rane, che vide i quattro scarafaggi gettarsi vestiti nelle sue vasche. Era il 17 giugno del 1965 e il gruppo aveva appena terminato il concerto al Teatro Adriano, destinato a restare negli annali. Oltre alla fontana, una delle più note in una città che pure ne vanta un numero straordinario, sono da ammirare al suo interno due palazzi:quello del Ragno, al civico 4, e quello della Lucertola, reso ancora più suggestivo dal grande arco decorato con onde simmetriche oro e blu.
Altra attrazione del Quartiere Coppedè è poi il complesso dei Villini delle Fate,tre edifici con gli ingressi in Piazza Mincio, Via Aterno e Via Brenta. A renderli ancora più notevoli gli effetti luce prodotti da Vittorio Storaro, tre volte Premio Oscar per la fotografia, e i tributi alle città di Roma, Venezia e Firenze, ovvero le decorazioni che ritraggono la lupa con Romolo e Remo, il leone di San Marco e Dante e Petrarca.
A concludere nel modo più degno una straordinaria passeggiata, Via Brenta, ove è posizionata l’ambasciata del Marocco, e Piazza Trasimeno, che a quella della Nuova Zelanda, abbina un altro luogo denso di storia, ovvero il villino in cui alloggiò il grande Beniamino Gigli.
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